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Messa A Fuoco

Lezione 02 Messa A Fuoco

Non tutti i coni sono uguali.
Abbiamo già visto, nella Panoramica Generale, che i coni si differenziano per colore e per intensità. Un’altra fondamentale caratteristica che li  differenzia è la lunghezza. I coni provenienti da punti più lontani dall’obiettivo sono più lunghi rispetto ai coni provenienti dai punti più vicini. Non essendo tutti i coni di pari lunghezza, accadrà che non tutti colpiranno il sensore con la punta: quelli più lunghi verranno troncati andando a formare un cerchio e quelli più corti subiranno un inversione andando anche loro a formare un cerchio. Questi cerchi sono definiti circoli di confusione

Il fatto che un cono impatti sul sensore formando un cerchio fa si che l’informazione del punto di origine venga “sparsa” su tutta l’area che il cerchio copre. Anche i coni provenienti da altri punti della stessa zona faranno la stessa cosa creando cosi una serie di cerchi che si sovrappongono tra loro. In questi casi quindi non si ha una ricostruzione dell’immagine sul sensore punto per punto (precisa), ma una ricostruzione “confusa” di cerchi denominata sfocatura. Le zone invece riportate dai rispettivi coni come punti sul sensore sono zone a fuoco

Ecco una foto di esempio che presenta una zona nitida, cioè a fuoco,  e delle zone sfocate.

Cavaliere Rosso

Ci sono tre cavalieri posizionati a diverse distanze dall’obiettivo. I coni provenienti dal cavaliere più lontano, quello sulla sinistra, sono i più lunghi, poi ci sono i coni provenienti dal cavaliere centrale che sono più corti, poi quelli del cavaliere più vicino che sono ancora più corti.

Dall’immagine si evince che solo i coni provenienti dal cavaliere centrale colpiscono il sensore con la punta mentre gli altri generano dei circoli di confusione. Diciamo quindi che il cavaliere centrale è a fuoco mentre tutto il resto è sfocato. La distanza tra le lenti e il cavaliere centrale è detta distanza di messa a fuoco. Tutto ciò che si trova a quella distanza dall’obiettivo sarà a fuoco. Associare la sfocatura ai circoli di confusione, e quindi ai nostri coni, sarà utilissimo in futuro per comprendere poi come poter “agire” per avere o non avere zone sfocate.

Tutti gli obiettivi sono composti da un gruppo di lenti “mobili”, in modo da regolarsi, per fare in modo che i coni provenienti da una determinata distanza colpiscano il sensore esattamente con la punta. La regolazione delle lenti a tale scopo è detta messa a fuoco.

La messa a fuoco è un’operazione da eseguire prima di ogni foto. Tutti gli obiettivi permettono la regolazione della messa a fuoco e tutti ormai dispongono di un motorino che, pilotato dal processore della macchina, permette la messa a fuoco automatica (Auto Focus). La messa a fuoco automatica è un sistema per cui la macchina è in grado di valutare l’immagine proveniente da una determinata zona e, muovendo le lenti attraverso il motore AF,  la mette a fuoco. Vi sarà capitato, durante uno scatto, di percepire del movimento nell’obiettivo accompagnato da un rumore simile a un ronzio: è la fase di messa a fuoco automatica. Il movimento che percepite è dovuto alle lenti che si regolano, il rumore invece proviene dal motore AF che le muove. La macchina “tenta” la messa a fuoco nel momento in cui si preme a metà il pulsante di scatto.

Il motore AF può anche essere spento grazie a un apposito interruttore presente sull’obiettivo delegando così al fotografo l’operazione di messa a fuoco. In questo questo caso si parla di messa a fuoco manuale: è possibile regolare le lenti manualmente tramite una apposita ghiera presente sull’obiettivo.

Provate! Staccate il motore AF. Guardate attraverso il mirino e provate a rendere nitido un oggetto agendo sulla ghiera dell’obiettivo. E’riconoscibile dalla scala delle varie distanza indicate in metri (m) e piedi (ft). Provate a mettere a fuoco oggetti a varie distanze. Cercate di scoprire anche qual è la distanza minima di messa a fuoco al di sotto della quale non riuscite a rendere nitido l’oggetto. Gli obiettivi infatti hanno un limite minimo di distanza al di sotto del quale non riescono a mettere a fuoco.

Scattate poi qualche foto e osservatela al computer. Potreste scoprire di non essere stati così precisi come pensavate. Finite le vostre prove ricordatevi di riaccendere il motore AF.

La messa a fuoco manuale non è un’operazione semplice. E’ difficile valutare osservando dal mirino se un oggetto è perfettamente a fuoco o meno. Per fortuna c’è l’AF, quasi sempre preferibile alla messa a fuoco manuale.

Mentre in modalità di scatto Automatica, con motore AF acceso, la macchina decide lei stessa cosa mettere a fuoco, nelle altre modalità (P, AV, TV, M) abbiamo la possibilità, se vogliamo, di essere noi a indicare alla macchina cosa mettere a fuoco. Per fare questo dobiamo dunque abbandonare la modalità Automatica.

Passiamo alla modalità P. La modalità P è la modalità semiautomatica più simile alla Automatica. La differenza consiste nel fatto che è possibile prendere il controllo di alcuni parametri, mentre altri, come ad esempio l’utilizzo o meno del flash, sono affidati completamente a noi.
Per adesso quello che ci interessa è la possibilità di scegliere il punto di messa a fuoco.
Guardando attraverso il mirino sono visibili una serie di quadratini, il cui numero può variare da macchina a macchina, chiamati punti AF, che compongono un rombo più o meno come in figura sottostante.

punti_af

Ognuno dei punti AF è selezionabile. Consultando il manuale della vostra fotocamera troverete la possibilità di selezionarli tutti o soltanto uno a propria scelta (le macchine professionali permettono anche la selezione di un gruppo di punti). Selezionarli tutti significa affidare la scelta del punto di messa a fuoco alla macchina, mentre selezionandone solo uno si indica alla macchina che, al momento dello scatto, è ciò che si trova in corrispondenza di quel punto AF che vogliamo sia a fuoco.

Ecco ancora i nostri cavalieri in un esempio di una stessa foto scattata tre volte (modalità P) scegliendo per ognuno punti di messa a fuoco diversi.

Cavaliere RossoCavaliere RossoCavaliere Rosso

Per la prima foto sono stati selezionati tutti i punti AF: la macchina ha scelto di mettere a fuoco il cavaliere centrale.
Per la seconda foto è stato selezionato un punto AF sulla sinistra in corrispondenza del cavaliere verde.
Per la terza foto è stato selezionato il punto AF più a destra.

Alcuni di voi si staranno sicuramente già chiedendo: “e se volessimo mettere a fuoco tutti e tre i cavalieri?”. Secondo quanto ci siamo detti sembra impossibile e dal punto di vista teorico lo è. I coni provenienti dalle tre diverse distanza avranno sempre tre lunghezze diverse per cui due su tre genereranno sempre circoli di confusione. Più avanti però analizzeremo come sia invece possibile “minimizzare” le differenze tra le varie distanza facendo sembrare anch’esse a fuoco.

Ogni scatto prevede sempre una messa a fuoco ed è preferibile avere sempre il controllo di cosa mettere a fuoco piuttosto che lasciare che sia la macchina a decidere. La prima domanda da porsi quando si realizza uno scatto è: “Cosa voglio che sia perfettamente a fuoco?”. A volte la domanda sarà scontata ma altre volte non lo sarà affatto.

Avrete anche notato che guardando attraverso il mirino non ci sono abbastanza punti da coprire tutta l’inquadratura. Infatti, nei casi in cui si intende mettere a fuoco una zona non “coperta” da un punto AF, si procedere con la tecnica della ricomposizione:

  •  selezionare il punto AF più vicino alla zona interessata
  •  sovrapporre nell’inquadratura il punto AF selezionato al soggetto scelto
  •  premere il pulsante di scatto a metà (in questo modo la macchina mette a fuoco quella zona )
  • con ancora il pulsante di scatto premuto a metà “ricomporre” la scena come si desidera
  •  completare lo scatto.

In molti casi può essere sufficiente selezionare il punto AF centrale utilizzando poi la tecnica della ricomposizione, ma per adesso ignoriamo questa possibilità perché andrebbero prima valutate le condizioni di luce, la distanza del soggetto e la modalità di scatto.

Quando si preme il pulsante di scatto a metà la macchina procede con la messa a fuoco del punto indicato. Potrebbe anche non riuscirci. Potrebbe non riuscirci perché la zona scelta si trova troppo vicino all’obiettivo o perché la macchina, che si basa su una valutazione di dettagli della zona scelta per valutare il fuoco, qualora si trovi a valutare una zona senza dettagli come ad esempio un muro liscio bianco, non ci riesce. Cosa accade dopo che la macchina mette a fuoco? Possono accadere due cose:

1. la macchina blocca la messa a fuoco, smettendo di muovere le lenti, fino alla fine dello scatto.
2. la macchina resta in continuo controllo, rimettendo a fuoco qualora il soggetto si sposti, fino alla fine dello scatto.

La scelta tra questi due comportamenti dipende da un’apposita impostazione presente sulla macchina: la modalità di messa a fuoco. E’ un impostazione che mette a disposizione tre opzioni: One Shot, AI Servo e AI Focus. Le prime due rappresentano rispettivamente il comportamento dei punti 1 e 2. One Shot va usata quando si intende mettere a fuoco soggetti fermi mentre AI Servo è indicata per soggetti in movimento. La modalità AI Focus invece è un modalità “intelligente” per cui la macchina riesce, o dovrebbe riuscire, a stabilire se il soggetto è fermo o in movimento e quindi applicare la modalità One Shot o AI Servo.

Messa a fuoco automatica si quindi ma cosa mettere a fuoco è una nostra scelta.Prendete il manuale e cercate di capire come si selezionano tutti o un punto AF. Scattate in modalità P. Partite sempre dalla scelta del soggetto da mettere a fuoco, selezionate quindi il punto AF più vicino alla zona scelta. Se fotografate una persona ricordatevi che la cosa più importante è che gli occhi siano a fuoco, è li che corre lo sguardo di chi osserva un ritratto. Esercitatevi a selezionare diversi punti di messa a fuoco e fatelo mentre continuate a guardare nel mirino e non dal display. Si perde meno tempo e non c’è il rischio che in una giornata di sole non riusciate a leggere sul display.

Scoprite anche come cambiare la modalità di messa a fuoco e esercitatevi a cambiarla passando da scatti a soggetti statici in modalità One Shot (persone in posa, oggetti, monumenti ecc), a soggetti in movimento in modalità AI Servo (uccelli in volo, bambini che corrono e altro). Osservate il loro diverso funzionamento. Tralasciate la modalità AI Focus almeno fin quando non sarete diventati bravi a scegliere e utilizzare le altre due. Scattate foto decentrando il soggetto principale. Usate la tecnica della ricomposizione e scoprite voi stessi cosa succede, e se ha senso usarla, in modalità AI Servo.

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