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L’istogramma

Lezione 12 L’istogramma

Conoscendo le modalità di misurazione dell’esposizione siamo in grado di scegliere quella che più si adatta alle foto che stiamo scattando per ottenere un’esposizione quanto più corretta possibile. Qualora non basti possiamo compensare. Ma come facciamo a capire se l’esposizione di una foto è corretta o meno? Semplice direte voi, guardando la foto dal display. E’ sicuramente il punto di partenza in quanto ci permette di verificare subito se ci sono grossi problemi di sottoesposizione o di sovraesposizione e sarà importante migliorarsi anche in questo tipo di valutazione (all’inizio probabilmente saprete riconoscere una foto sottoesposta di tre stop ma potreste dare per buona una foto sottoesposta di uno). A volte può essere complicato valutare una foto osservandola dal display. Questo dipende dalle dimensioni, dalla sua stessa luminosità e dalla luce che lo colpisce mentre lo guardiamo. La tecnologia però ci mette a disposizione un ottimo strumento per cercare di essere più precisi nella nostra valutazione della foto scattata: l’istogramma.

Ogni punto sulla scena può riflettere una luce di un’intensità che può variare da un valore minimo ad un valore massimo. I punti che non riflettono la luce diremo che hanno una luminosità pari a zero, mentre i punti che trasmettono tutta la luce che ricevono diremo che hanno una luminosità pari a 255. Quindi abbiamo i due estremi 0 e 255 con in mezzo tutti i valori di intensità di luce che possono avere i vari punti. Questa scala di valori è chiamata scala di grigi.

Sca_gri

Impariamo a identificare le cinque zone in cui viene solitamente divisa questa scala :

  • neri (estrema sinistra, luminosità molto molto prossima allo zero)
  • ombre (lato sinistro, luminosità bassa)
  • mezzi toni (zona centrale, luminosità media)
  • alte luci (lato destro, luminosità molto alta)
  • bianchi (estrema destra, luminosità altissima)

Attribuiamo adesso, ad ogni punto di una foto scattata, il rispettivo valore in luminosità della scala di grigi (ottenendo così una foto in “bianco e nero”). Classifichiamo i punti raggruppandoli in base alla loro luminosità. Otteniamo 256 gruppi: gruppo-zero, gruppo-1, gruppo-2, …, gruppo-255. Ognuno di questi conterrà una certa quantità di punti: tutti i punti senza luminosità nel gruppo-0, tutti quelli con luminosità uno nel gruppo uno e così via. Domanda: se io scattassi una foto senza mostrarvela e vi mostrassi invece la distribuzione dei punti nei 256 gruppi, di cui solo il gruppo-zero, il gruppo-1 e il gruppo-2 sono pieni, tutti gli altri sono vuoti, che foto avrei ottenuto? Avrei ottenuto una foto con solo punti di luminosità prossima allo zero: una foto nera o quasi. Rappresentiamo questa distribuzione su un grafico in cui mettiamo sull’asse delle ascisse il range di luminosità 0-255 e su quello delle ordinate riportiamo la quantità di punti presenti per ogni livello di intensità. Otteniamo l’istogramma:

isto_black

E’ questo quello che fa l’istogramma, ci dice come è distribuita la luminosità all’interno della foto. Non ci dice in maniera esplicita se una foto è corretta o meno. Se fosse in grado di dirlo gli ingegneri avrebbero già trovato il modo di introdurre una compensazione automatica a fronte dei dati dell’ istogramma di una foto non corretta. L’istogramma ci dice come sono distribuiti i vari livelli di luminosità. Siamo noi che, osservando la scena, stabiliamo che sia un istogramma di una foto corretta o meno. Nella domanda di prima quindi, se vi mostrassi quell’istogramma della foto nera, mi dovreste chiedere “cosa hai fotografato?“. Se vi rispondessi ad esempio “un pezzo di un pantalone nero” voi dovreste valutare corretto l’istogramma, se vi rispondessi invece “un berretto azzurro” (valori di luminosità > 0) mi dovreste dire che la foto è fortemente sottoesposta.

Osserviamo ora delle foto già viste nelle lezioni precedenti col corrispettivo istogramma e proviamo a interpretarlo insieme.

cav_biaisto_cav

Sulla scena voi non c’eravate ma vi dico che c’era una grossa area bianca alle spalle del cavaliere (osservando la foto potreste anche immaginare che lo sfondo sia grigio). Tanti punti con luminosità altissima allora. Ci saremmo aspettati quindi di vedere un istogramma con dei valori alti sulla zona dei bianchi (nei pressi del 255). Come si vede dall’istogramma invece, un picco significativo che rappresenterà sicuramente lo sfondo, lo vediamo nei mezzi toni . Deduciamo così che la foto è sottoesposta.

isto_cav_2

Va molto meglio in questa seconda foto. Ho compensato con +2 stop e l’istogramma si è spostato verso le alte luci. Come vedete non è completamente schiacciato verso i bianchi. Va tenuto conto del fatto che: anche ciò che sulla scena ci appare bianco, solitamente non è bianco puro. Se osservate un muro bianco da vicino, non vedrete il bianco assoluto, ci sono quei piccoli dettagli non bianchissimi che ne determinano la trama. Se il nostro istogramma fosse risultato completamente schiacciato verso i bianchi, saremmo consapevoli che siano andati “persi” i dettagli. Magari nel nostro caso non sarebbe un grave problema perché lo sfondo è ciò che ci interessa meno, ma comunque non potremmo parlare di esposizione dello sfondo corretta.

E’ improbabile anche che sulla scena ci sia del nero assoluto. Un istogramma che riporta dei neri (estrema sinistra) ci dice che stiamo perdendo i dettagli di qualche zona scura sulla scena. Un istogramma che si sviluppa solo tra ombre, mezzi toni e alte luci è l’istogramma di una foto i cui dettagli non sono andati persi.

Eppure, le scene la cui illuminazione sia ideale per permettere un’esposizione che catturi tutti i dettagli, sono rare. Le scene ad alto contrasto che abbiamo già incontrato ne sono un esempio estremo. Sono scene il cui istogramma tende ad abbassarsi nelle zone centrali riportando grosse quantità sia di bianchi che di neri. Se vogliamo salvare i bianchi sottoesponiamo spostando l’istogramma a sinistra perdendo le ombre. Se vogliamo salvare i neri sovraesponiamo spostando l’istogramma a destra perdendo anche le alte luci.

Anche in scene non necessariamente così estreme potremmo incontrare zone bruciate (termine molto diffuso per indicare i bianchi) e/o zone nere, l’importante è esserne consapevoli e, in base alla coerenza con la scena e all’importanza che gli diamo, decidiamo di compensare o meno l’esposizione.

La differenza quindi tra osservare la foto dal display e valutare l’istogramma, sta proprio nel fatto che dal display la perdita di dettagli importanti ci possa sfuggire mentre dall’istogramma è molto più evidente, un po’ più …matematico direi :). Quando imparerete a sviluppare i file RAW prodotti dalla macchina, vedrete come sia più semplice recuperare esposizioni (leggermente) errate quando l’istogramma mostra comunque pochi bianchi e pochi neri. Per quelle zone infatti, c’è poco da fare.

Interpretare l’istogramma richiede un po’ di allenamento. Esercitatevi tanto. La vostra macchina sicuramente vi da la possibilità di osservarlo tra le info delle foto scattate. Lasciate perdere eventualmente l’istogramma diviso per canali di colore, cercate quello bianco e nero. Scattate e interpretate l’istogramma della foto appena scattata. Ci sono zone chiare sulla scena? Dove sono rappresentate sull’istogramma? Ci sono zone scure? I dettagli sono tutti salvi? All’inizio non vi ponete il dubbio se compensare o meno, imparate solo a interpretarlo. Col tempo poi riconoscerete facilmente tutte le incongruenze tra ciò che avete davanti e ciò che l’istogramma vi racconta.
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