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Il triangolo dell’esposizione

Lezione 08 Il triangolo dell’esposizione

Fino ad ora abbiamo analizzato singolarmente i tre parametri dell’esposizione. Riassumiamoli velocemente.

  • ISO (sensibilità del sensore): più sono alti più rumore si introduce in una foto.
  • T (tempo di esposizione): più sono lenti più si rischia il mosso
  • F (diaframma): più è chiuso e più aumenta la profondità di campo e più si riduce la luminosità dei coni

E’ il momento di sperimentare quanto detto per comprendere e memorizzare bene la stretta relazione tra questi tre parametri.

Per nostra comodità sfrutteremo la modalità M in quanto ci permette di configurare tutti e tre i nostri parametri separatamente. Attenzione: non vuol dire che da ora in poi scatterete in Manuale, no! Le vostre foto “vere” le farete ancora in P, adesso la modalità M servirà solo per esercitarvi . Ora vi descrivo un esercizio di esempio che faccio e che vorrei faceste anche voi. Con il vostro manuale come sempre a portata di mano, cercate di imitarmi, fate le vostre prove con i vostri valori e le vostre valutazioni.

Mi posiziono in un luogo tranquillo dove posso fare con calma le mie prove e dove sono sicuro che le condizioni di luce non cambino. Impostando la modalità M dovrei essere in grado di fare io il lavoro che fa l’esposimetro nelle altre modalità cioè valutare la luminosità della scena e decidere i valori di ISO, diaframma e tempi di esposizione per ottenere una foto corretta. Non è così semplice, però posso “copiare dall’esposimetro”: vado in modalità P, faccio la mia inquadratura, premo a metà il pulsante di scatto per far partire l’esposimetro e, guardando in basso nel mirino,”copio” i tre valori impostati. Torno alla modalità M e imposto i tre valori copiati: ISO, T e F. Parto così da un’esposizione attendibile per la mia foto e scattando avrò la stessa foto che avrei avuto se avessi scattato in P.

Se mi metto ora a modificare i parametri, devo sapere che ogni volta che ne modifico uno modifico l’esposizione. La foto infatti verrebbe più luminosa o più buia.

A tal proposito introduco un nuovo termine molto usato in fotografia: gli stop. Ogni volta che la quantità di luce registrata dal sensore raddoppia, a seguito di una modifica di uno dei tre parametri, diremo che l’esposizione è stata incrementata di uno stop. Se invece dimezza diremo che è stata abbassata di uno stop. Raddoppiare ad esempio solo il tempo di esposizione significa raddoppiare la luce catturata dal sensore, abbiamo cioè incrementato di uno stop l’esposizione. Se oltre che raddoppiare il tempo di esposizione raddoppio anche gli ISO accadrà che l’esposizione si raddoppia per il tempo e poi ancora per la sensibilità, quindi è stata incrementata di due stop.

Ma non è modificare l’esposizione quello che voglio, l’esposizione adesso la do per buona. Quello che voglio è sperimentare le relazioni tra i tre parametri attraverso la compensazione: a fronte di un parametro modificato, regolo gli altri per mantenere l’esposizione costante.

I valori (copiati) di partenza della mia foto sono: ISO 2oo – T: 1/100 – F 5.6.
Scatto la foto e valuto la sua luminosità aspettandomi che sia corretta. Adesso comincio a modificare qualcuno dei tre valori e lo faccio, per semplificare l’esempio, con incrementi o decrementi di “stop”. Provo a raddoppiare la sensibilità ISO (incremento di uno stop), quindi ISO 400. L’esposizione non è più la stessa e scattando adesso avrò una foto più luminosa. Adesso cerco di recuperare quello stop modificando uno degli altri parametri. Avendo raddoppiato la sensibilità ISO so che per prendere la stessa quantità di luce rispetto a prima, al sensore basta la metà del tempo, quindi posso portare il valore del tempo di esposizione da 1/100 a 1/200 (riduco di uno stop): compenso così la modifica degli ISO modificando il tempo di esposizione (+1 con ISO e -1 con T). Se rifaccio la stessa foto la luminosità non sarà cambiata rispetto alla prima (se lo fosse potrebbe essere dovuto al fatto che nel frattempo sono cambiate le condizioni di luce, esempio: una nuvola ha coperto il sole). Rimetto i tempi a 1/100 e tento invece di compensare col diaframma: so che ogni volta che chiudo il diaframma di tre posizioni dimezzo la luminosità dei coni (riduco di uno stop). Tac – Tac – Tac e il diaframma arriva a 11.0. Scatto e avrò una terza foto la cui luminosità è ancora la stessa.

Vado avanti per un po’ e ottengo una serie di combinazioni di valori che mi danno sempre la stessa esposizione grazie alla compensazione.

  • ISO 2oo – T 1/100 – F 5.6.
  • ISO 4oo – T 1/200 – F 5.6.
  • ISO 2oo – T 1/100 – F 11.0.
  • ISO 1oo – T 1/50 – F 5.6.
  • ISO 1oo – T 1/100 – F 2.8.
  • ISO 8oo – T 1/400 – F 5.6.
  • ISO 8oo – T 1/200 – F 11.0.
  • ISO 8oo – T 1/100 – ???? (calcolatelo voi)
  • ISO 8oo – T 1/800 – ???? (calcolatelo voi)
Alcune volte la compensazione potrebbe non essere possibile: trovandomi a ISO 100 – T 1/50 – F5.6, se decido di raddoppiare il tempo (+1 stop) cioè portarlo a 1/25, non posso scegliere di compensare dimezzando gli ISO perché questi sono già al limite minimo, posso solo chiudere il diaframma.
Fermatevi un po’ nella lettura e imitatemi. Fatelo facendo tantissime prove, ragionate, valutate gli stop, ricominciate da capo cambiando inquadratura e focale. Nulla a mio avviso può aiutarvi a memorizzare le relazioni tra i valori dell’esposizione più di questo esercizio. Quando avrete acquisito un minimo di “manualità” nel modificare i parametri e vi sentirete padroni di questo “gioco” proseguite pure.
Adesso rifate l’esercizio di prima ma ponendovi anche una domanda: “ho compensato e la luminosità della foto è rimasta la stessa, ma cosa ho cambiato allora nella foto?“. Se avete imparato le caratteristiche dei singoli componenti saprete darvi tutte le risposte. Questa ulteriore parte vi aiuterà a memorizzare quali possono essere le conseguenze, gradite o sgradite, nel modificare uno o più parametri.

 

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