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Fotografiamo un Panorama

Lezione 16 Fotografiamo un Panorama

Adesso fermiamoci un attimo e cerchiamo di riassumere tutto quanto imparato applicandolo ad una situazione classica di fotografia. La fotografia paesaggistica.

Non esiste ovviamente un processo standard da seguire per fotografare un panorama. Tutto dipende dalla nostra attrezzatura, dalle condizioni di luce, dalla staticità degli elementi della scena e dall’inquadratura che intendiamo scegliere.

Attrezzatura

Tra la propria attrezzatura ciò che non dovrebbe mancare per la fotografia paesaggistica è un obbiettivo con focale grandangolare per poter catturare gli ampi spazi della scena che abbiamo di fronte. Su fotocamere con sensore Full Frame bisognerebbe disporre almeno di una lente che permetta una focale di 24mm (18mm per i sensori ridotti). Non è detto però che non si possa utilizzare anche un teleobbiettivo per catturare uno scorcio particolare del nostro paesaggio. Diciamo però che questo secondo caso è molto meno frequente.

Un’altra cosa che non dovrebbe mancare tra la propria attrezzatura è un cavalletto. Un neofita è sempre dubbioso se caricarsi o meno di questo ingombro, ma appena diventa “vero appassionato” ne compra uno…e fa bene. Il cavalletto è fondamentale per le foto notturne ed è importante anche per  gli scatti in piena luce. Ci permette di non preoccuparci dei tempi di esposizione. Possiamo avere tempi lunghi centinaia di secondi senza preoccuparcene perché la macchina resterà immobile per tutta la durata dello scatto. E’ utilissimo inoltre anche per tecniche di post-produzione come doppia esposizione o HDR le quali richiedono più scatti con esposizioni diverse ma con l’identica inquadratura.

Solo se si dispone di un cavalletto poi, avere anche un telecomandino non sarebbe male, con filo o senza: permette di scattare senza toccare la fotocamera riducendo così ancora di più il rischio mosso.

Tralasciamo per adesso tutti i vari filtri applicabili alla nostra lente.

Di notte senza cavalletto

E’ la condizione peggiore. Un fotoamatore se si trova in questa condizione è per pura coincidenza e probabilmente o torna a casa e prende il cavalletto o rinuncia a scattare quella foto promettendosi di ritornare poi un altro giorno col cavalletto. Va beh! Supponiamo di trovarci in queste condizioni e che il paesaggio sia talmente bello, unico e irripetibile e che quindi una foto meriti di essere scattata lo stesso. Il nostro problema sarà il tempo di esposizione.

Stabiliamo allora qual’è il tempo che ci permetta di scattare in sicurezza: se abbiamo una focale 18mm, sarà circa 1/18 e se l’obbiettivo è munito di stabilizzatore potremmo scendere anche di qualche stop (diviso 2): circa 1/8 ….cercando di restare immobili al momento dello scatto.

Potremmo allora utilizzare la modalità di scatto a priorità di tempo e impostare il nostro tempo di sicurezza di 1/8 lasciando gli ISO in automatico. L’esposimetro imposterà quindi ISO e Diaframma. A causa della scarsità di luce, sceglierà degli ISO altissimi introducendo così del rumore, e un diaframma molto aperto ottenendo una profondità di campo ridotta non degna di un panorama.

Scegliamo il punto di messa a fuoco: in queste condizioni non è il caso di fare troppi ragionamenti sulla scelta del punto di messa a fuoco perché la profondità di campo sarà molto ridotta per cui meglio cercare sulla scena il soggetto più importante e mettere a fuoco su di esso.

Modalità di messa a fuoco one shot: non abbiamo bisogno di “inseguire” alcun soggetto in movimento.

Modalità di misurazione valutativa o media pesata al centro e in ogni caso, dopo aver scattato, osservato la foto dal display e interpretato l’istogramma, possiamo decidere di compensare  in modo da correggere la luminosità.

Meglio scattare in RAW per poter controllare al PC il bilanciamento del bianco e sopratutto, sempre in fase di sviluppo al PC, per poter cercare di ridurre il rumore introdotto dagli alti ISO.

Inutile utilizzare il blocco dello specchio e/o scatto a 2 secondi.

Poco soddisfacente insomma, ma potrebbe essere uno di quei casi in cui “meglio questo che niente”.

 

Di notte col cavalletto

Vediamo cosa cambia col cavalletto.
Il tempo di esposizione potrebbe non essere un nostro problema. “Potrebbe” perché bisogna comunque distinguere panorami completamente statici da panorami con soggetti in movimento. In questo secondo caso il cavalletto serve solo in parte. Se c’è del vento, degli alberi potrebbero apparire mossi; se si sta fotografando un porto, le barche sono in continua ondulazione; se si è in una piazza, ci saranno probabilmente dei passanti. Bisogna quindi valutare caso per caso e decidere se tener conto di questi elementi disturbanti o meno: nel caso di una piazza ad esempio, il fatto che ci siano dei passanti e che possono apparire mossi nella foto, personalmente non mi dispiace affatto, anzi, potrei fare addirittura in modo che vengano talmente mossi (con dei tempi molto molto lunghi) da farli “sparire”. Nel caso di un porto invece, le barche “mosse” non mi piacerebbero, quindi devo comunque fare un po’ i conti coi tempi di esposizione come se non avessi il cavalletto.

Consideriamo invece un panorama statico (o con dinamicità di basso rilievo).
Non abbiamo problemi di tempo: ISO 100 per ottenere la miglior qualità possibile.
Profondità di campo ampia in modo da avere tutta la scena a fuoco. Impostiamo quindi un diaframma chiuso. Quanto chiuso? In teoria potremmo chiuderlo al massimo possibile visto che poi i tempi lunghi non sono un problema. In pratica però, per non andare in contro a problemi di “diffrazione”, il diaframma non andrebbe mai chiuso tantissimo. Con una focale corta però, come 18mm, la profondità di campo ampia è già di per se agevolata quindi un diaframma F16 è già più che sufficiente!

La modalità di scatto più indicata è quella a priorità di diaframma: settiamo il diaframma e gli ISO a 100, l’esposimetro determina il tempo ed eventualmente correggiamo l’esposizione con la compensazione. Oppure possiamo riportare i tre parametri in modalità manuale e correggere l’esposizione modificando solo il tempo: vogliamo una foto più luminosa? Allunghiamo il tempo; la vogliamo meno luminosa? Lo riduciamo.

Il punto di messa a fuoco va scelto con attenzione: sappiamo che la profondità di campo si estende davanti e dietro la distanza di messa a fuoco, maggiormente dietro respetto a davanti, quindi dobbiamo cercare di mettere a fuoco a una distanza in modo che la profondità di campo copra tutti gli elementi della scena. Se ad esempio abbiamo degli alberi molto vicino a noi, dobbiamo mettere a fuoco a una distanza in modo che l’estensione anteriore della profondità di campo li comprenda. Non possiamo mettere a fuoco quindi troppo lontano. Non possiamo neanche mettere a fuoco su quegli alberi altrimenti sprechiamo l’estensione anteriore e rischiamo di non far rientrare poi gli elementi che si trovano molto lontano. Va quindi scelto un punto oltre, ma non troppo, quegli alberi in vicinanza. Se invece non c’è nulla di molto ravvicinato, possiamo tranquillamente mettere a fuoco un qualsiasi elemento che si trova lontano sulla scena.

Stabilizzatore spento, blocco dello specchio e scatto a due secondi (con telecomando ancora meglio) per evitare ogni micro-mosso.

 

Di giorno senza cavalletto

Non è così drammatico come di notte. Possiamo provare a puntare al massimo scegliendo ISO 100 e il diaframma che preferiamo e se i tempi calcolati dall’esposimetro non sono “sicuri” proviamo a cercare dei compromessi: alziamo gli ISO o apriamo un altro po’ il diaframma. Gli ISO introdurrebbero del rumore mentre l’apertura del diaframma non ci garantisce la nitidezza su tutta la scena. Dipende un po’ da come sono distribuiti gli elementi sulla scena: nell’esempio di prima, con degli alberi ravvicinati, meglio alzare gli ISO; senza elementi ravvicinati invece possiamo aprire il diaframma fino a F8 senza che questo alteri la nitidezza della scena.

Visto i tempi comunque rapidi, inutili gli accorgimenti come blocco dello specchio e autoscatto a due secondi. Lo stabilizzatore invece ritorna ad essere utile.

 

Di giorno col cavalletto

Il top delle condizioni. Possiamo comportarci come descritto per i panorami notturni con cavalletto. L’ulteriore vantaggio sta nel fatto che essendoci tanta luce, i tempi saranno comunque rapidi, quindi anche elementi sulla scena in movimento, barche ondulanti, foglie mosse dal vento e altro, non sono un problema.

Beh, non resta altro che uscire e sperimentare quanto detto possibilmente in tutte le condizioni. Ragionate sempre sul da farsi! All’inizio sembrerà di dover badare a troppe cose ma col tempo diventerà veramente facile e ciò che renderà stupende le vostre foto sarà solo la vostra fantasia.

Un ultima considerazione da fare è l’illuminazione, ombre, luci e dominanti. Ve lo sentirete ripetere fino alla nausea: il meglio si ottiene nelle ore dell’alba e del tramonto.

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